Il 4° Mediterranean Seagrass Workshop (MSW – Sardinia 2015) a Oristano

Sono stati cinque giorni di intenso dibattito quelli che hanno caratterizzato l’incontro a Oristano della comunità scientifica che studia le piante marine del Mar Mediterraneo. Dopo Malta (2006), Croazia (2009) e Marocco (2012), il Mediterranean Seagrass Workshop 2015 (MSW ’15) si è tenuto, per la prima volta in Italia, a Oristano. L’evento è stato ospitato dalla Fondazione IMC – Centro Marino Internazionale, all’Hotel Mistral 2, dal 18 al 22 Maggio 2015.

I numeri hanno dato ragione agli organizzatori. Hanno partecipato all’incontro oltre 120 ricercatori provenienti da 23 paesi rappresentativi di tutto il Mediterraneo e da numerosi paesi extra-mediterranei (Belgio, Bulgaria, Giappone, Qatar, Regno Unito, Svezia e Stati Uniti), a dimostrazione dell’interesse internazionale dell’evento. Sono intervenuti 25 studenti di dottorato, molti dei quali non europei; 22 giovani ricercatori hanno ricevuto assistenza finanziaria grazie al supporto di diversi partner, internazionali – l’associazione Seagrass 2000 (Francia), il RAC/SPA – Regional Activity Centre for Specially Protected Areas di Tunisi, l’IUCN – International Union for Conservation of Nature di Malaga (Spagna); nazionali, la Società Italiana di Biologia Marina e la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli; a livello regionali hanno contribuito, a sostegno degli studenti, l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre (Cabras), la Fondazione Banco di Sardegna, la Provincia di Oristano e lo stesso IMC. Sono stati presentati 86 contributi scientifici ed è stata organizzata una tavola rotonda sul tema “Interfaccia scienza-gestione-politica” relativamente alla conservazione delle praterie sommerse.

La specie endemica protetta Posidonia oceanica è stata naturalmente la protagonista del convegno, nel quale si è parlato degli aspetti biologici ed ecologici delle piante marine ma anche di gestione e conservazione degli habitat marini di cui le piante stesse rappresentano la base strutturale. Su una cosa tutti si sono trovati d’accordo, e cioè sull’importanza di rallentare la regressione delle praterie sommerse, ormai una tendenza accertata in buona parte del Mediterraneo. A questo proposito si è parlato dell’intorbidimento della colonna d’acqua, dovuto all’aumento di materiale organico lungo costa, come una delle principali cause di questo fenomeno, senza però sottovalutare altri fattori come per esempio l’aumento degli ancoraggi delle imbarcazioni da diporto che se non vengono regolamentati possono provocare la frammentazione di praterie e favorirne la regressione. Le praterie sommerse sono di fondamentale importanza per la vita dell’ambiente marino. Esse occupano un ruolo paragonabile a quello dei boschi sulla superficie terrestre, liberando grandi quantità di ossigeno nell’ambiente acquatico a tal punto da rappresentare il “polmone verde” del nostro mare; sono inoltre indispensabili per la sopravvivenza di numerose specie, anche di interesse commerciale (pesci, molluschi, echinodermi, crostacei), che le utilizzano per deporre le uova o come rifugio; hanno la capacità di “catturare” l’anidride carbonica contribuendo a mitigare gli effetti di gas a effetto serra, svolgendo pertanto un ruolo importante relativamente ai cambiamenti climatici. Anche il mantenimento dei banchi di foglie di Posidonia oceanica accumulati sulla spiaggia hanno un ruolo importante per la difesa dall’erosione costiera, poiché essi agiscono da barriera sepolta che smorza la forza delle correnti e delle onde.

I risultati dell’incontro di Oristano indicano come la salvaguardia di queste specie e degli habitat che esse formano debba essere un obiettivo prioritario per le politiche ambientali, siano esse regionali, nazionali, comunitarie o dell’intero Mediterraneo. Non soltanto per la salute del mare ma ancor più per i “servizi ecosistemici” che le praterie forniscono a beneficio, anche economico, dell’uomo. Basti pensare come la regressione diffusa delle praterie sommerse porterà inevitabilmente a un mare sempre più impoverito dalla fauna ittica, con conseguenze negative per la pesca costiera.

I ricercatori dell’IMC hanno mostrato i risultati di recenti indagini sull’importanza delle praterie nel modulare le interazioni preda-predatore e su come queste possano influire su specie di rilevanza commerciale come il ricco di mare. Inoltre hanno presentato i risultati di alcune esperienze di monitoraggio nelle aree protette croate, frutto di una pluriennale collaborazione finalizzata a sviluppare i protocolli per la valutazione dello stato di conservazione delle praterie di Posidonia oceanica in Croazia.

A livello regionale, oltre all’IMC e all’Area Marina Protetta di Cabras in qualità di organizzatori, hanno partecipato al MSW ’15 ricercatori dell’Università di Sassari, del CNR di Oristano, dirigenti dell’ARPAS e operatori di altre aree protette della Sardegna.

La presenza tra i relatori di Vedran Nikolić in rappresentanza della Direzione Generale dell’Ambiente della Commissione Europea testimonia quanto questi temi siano di importanza anche in ambito comunitario, con la UE che si impegna a collaborare con gli Stati membri e tutti i soggetti interessati per raggiungere gli obiettivi fissati dalle politiche di conservazione della natura.

Da Oristano quindi arrivano le raccomandazioni del mondo scientifico per migliorare lo stato delle praterie sommerse e loro gestione e sale forte un appello perché si identifichino gli ostacoli più critici che rallentano, o talvolta impediscono, il successo delle misure di conservazione.

Tutte le informazioni e i dettagli sull’evento sono disponibili al seguente indirizzo web

http://mediterranean.seagrassonline.org/sardinia/

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