Bollettino Gennaio 2011

HABITAT E SPECIE PROTETTE NELL’AMP DI CAPO CARBONARA (VILLASIMIUS)

Schermata 2015-09-22 alle 16.53.16L’esigenza di salvaguardare la diversità biologica mediterranea sancita nel 1995 dalla Convenzione di Barcellona si è tradotta nell’adozione, da parte degli Stati Membri, di una serie di iniziative volte a promuovere la gestione e conservazione delle aree naturali e la protezione di specie minacciate e dei loro habitat. A questo scopo è stata istituita la lista delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) che include aree marine rappresentative della diversità biologica del Mediterraneo ovvero che contengano ecosistemi specifici della regione mediterranea. In tutto il Mediterraneo le ASPIM sono oltre venti, sette sono Aree Marine Protette (AMP) italiane, due si trovano in Sardegna: l’AMP Tavolara – Punta Coda Cavallo e l’AMP Capo Caccia – Isola Piana. La Fondazione IMC sta realizzando, su incarico dell’AMP di Capo Carbonara (Villasimius) e in collaborazione con lo staff  dell’area protetta, il censimento degli habitat e delle specie marine meritevoli di protezione presenti nell’ area. In virtù della posizione geografica, al confine tra il Canale di Sardegna e il Tirreno meridionale, e per le particolari caratteristiche geo-morfologiche, l’AMP di Capo Carbonara è caratterizzata da un ambiente estremamente articolato ed eterogeneo cui corrisponde una gran varietà di habitat e, di conseguenza, un’elevata biodiversità testimoniata da un numero rilevante di specie censite.

Finora sono stati identificati oltre 40 habitat tra i quali si segnalano per importanza e abbondanza: le cinture di Cystoseira  e le biocostruzioni di vermetidi, molto diffuse ed estese, ad indicare un’elevata qualità delle acque costiere; le praterie di Posidonia oceanica , tra le più produttive e profonde dell’intera regione; le biocenosi coralligene, con i gorgoniacei dei generi Paramuricea  e Eunicella  molto rappresentati in tutta l’area; le sabbie grossolane con elevata frazione biogenica con alghe calcaree libere, arbuscolari e globose (rodoliti). Tra le 48 specie di interesse conservazionistico finora segnalate nell’AMP sono degne di nota, per numero e dimensioni, i pesci Epinephelus marginatus  (cernia) e Sciaena umbra (corvina) e le specie ad affinità termofila – la stella Ophidiaster ophidianus , il corallo Astroides calycularis , il mollusco gasteropode Dendropoma petraeum  – ndicatrici dei cambiamenti climatici che si ritiene siano in atto in Mediterraneo. Da segnalare anche il recente e spettacolare avvistamento di tre esemplari di Balaenoptera physalus . La varietà e la ricchezza del patrimonio naturale riscontrate rendono l’AMP di Capo Carbonara di grande interesse, non solo dal punto di vista conservazionistico ma anche scientifico, estetico e culturale e, di conseguenza, ne fanno una candidata autorevole a far parte della lista delle ASPIM.

e-mail: i.guala@fondazioneimc.it

Lo strano caso del Dr Green e di Mr Temporary

L’economia italiana paga lo scotto di una crisi finanziaria internazionale che si innesta con effetti sinergici su una crisi economica nazionale, determinata in maniera considerevole anche se non esclusiva dal protratto disinvestimento nella ricerca, il quale a sua volta ha determinato un rapido calo di competitività nei settori industriali a maggiore valore aggiunto. Questo fenomeno produce l’effetto di un posizionamento dell’industria nazionale sempre più vicino ai mercati delle commodities  a minor contenuto tecnologico, sui quali prevalgono le logiche economiche dei paesi emergenti, nei confronti dei quali l’unica competizione possibile è basata sui prezzi. Anche da tale situazione derivano il progressivo calo dei redditi medi pro capite e la crisi occupazionale che conosciamo e tocchiamo con mano quotidianamente, che hanno spinto tutte le forze politiche e le parti sociali a concentrare gli sforzi sulla difesa del lavoro esistente e sugli ammortizzatori sociali, piuttosto che sull’investimento per la creazione di nuove opportunità soprattutto per i giovani. In questo quadro hanno cominciato ad emergere i cosiddetti green jobs , ovverosia i lavori e le professioni nati come indotto dell’economia dell’ambiente, in particolare nei settori delle energie rinnovabili, della tutela della natura e del ciclo dei rifiuti. Circa l’entità del fenomeno a livello nazionale non esistono cifre univoche, dal momento che le diverse ricerche condotte hanno utilizzato criteri di misura diversi a seconda dell’ampiezza del campo di definizione del concetto di green economy . La maggior parte delle stime collocano i livelli di occupazione attuali nel segmento energetico fra le 50 e 55 mila unità fra occupazione diretta ed indotto. Le stime di sviluppo si attestano fra il le 150 e le 250 mila unità totali occupate entro il 2020 sempre nel segmento energetico, a cui si aggiungerebbe un mercato potenziale di circa 400 mila posti se si estendesse la definizione di green jobs  al concetto più ampio di sostenibilità legato al terzo settore, agli strumenti di finanza etica, alla ricerca ed alla consulenza ambientale, al green management  ed alla green IT . Quelle proposte sono ovviamente stime che non pretendono di rivestire alcun valore scientifico, ma che danno comunque una chiara indicazione sull’indiscutibile potenziale di sviluppo e creazione di base occupazionale della green economy , in un momento in cui non si vedono molte altre strade percorribili. Quanto detto ci autorizza a considerare la green economy  come una opportunità di sviluppo per l’immediato futuro, ma in essa si cela un’insidia sulla quale è necessario che le forze politiche ed intellettuali della nostra società sviluppino un’adeguata riflessione: la strada che ha intrapreso il settore in questa prima fase è ancora una volta quella di un impiego massiccio del precariato come strumento di regolamentazione del rapporto di lavoro. E’ probabile che ciò sia dovuto innanzi tutto al fatto che la green economy  sia avviata spontaneamente, in assenza di specifiche misure di politica economica, attraverso l’utilizzo massiccio della progettazione a valere su fondi comunitari. Oltre a ciò, è innegabile che il precariato sia lo strumento grazie al quale la maggior parte delle organizzazioni del Terzo Settore riescono a sopravvivere, ma il prezzo sociale da pagare diventa ogni giorno più pesante. A tale costo sociale è bene che gli analisti inizino ad associare il costo economico propriamente detto, derivante dalla inorganicità di un sistema produttivo che si sta strutturando su un’organizzazione instabile ed assoggettata ad un turnover  eccessivo, in assenza di politiche che indirizzino e favoriscano la concentrazione delle risorse sui temi di maggiore rilevanza strategica per uno sviluppo sostenibile. Su questo tema, la nostra società deve compiere una scelta consapevole: o dentro, ma con indirizzi strategici e di sviluppo coerenti con il massiccio impiego di competenze richiesto, o fuori dalla competizione internazionale sulla green economy , ad attendere pazientemente che i fondi d’investimento esteri volgano il proprio benevolo sguardo sulla nostra terra e sulla disponibilità a basso costo di territorio e competenze.

Formazione

E’ in via di attivazione il progetto regionale partecipato di educazione all’ambiente ed alla sostenibilità e governance “Regalo senza fiocco”  finanziato dalla Provincia di Oristano. L’azione che la Fondazione IMC intende promuovere, in collaborazione con la Società Tirso Consulenze, si riassume in una serie di attività finalizzate a creare consapevolezza tra i cittadini sui temi della prevenzione e il recupero dei rifiuti orientate ad un consumo eco-sostenibile. In tre comuni della provincia di Oristano saranno attivati dei seminari finalizzati all’avvio di laboratori relativi ai seguenti temi:

• L’imballaggio inutile e dannoso , per informare e formare la cittadinanza riguardo alle varie tipologie e strategie di riduzione e recupero dei rifiuti;

• Compost , per rinnovare la vita incentivare i comportamenti sostenibili, sia individuali che collettivi, finalizzati al riutilizzo, al riciclo e alla trasformazione dei rifiuti;

• Le buone abitudini perdute , per valorizzare le esperienze presenti nel territorio al fine di estendere le buone pratiche in tutto il territorio regionale

Ricerca

Schermata 2015-09-22 alle 16.59.10Proseguono le indagini, ormai da oltre 10 anni, sulle spiagge della fascia costiera di Oristano da parte dei ricercatori della Fondazione IMC. Dallo scorso luglio, grazie al finanziamento dalla Fondazione Banco di Sardegna, è stato attivato uno studio sulla morfodinamica e la variabilità morfologica interstagionale di tre spiagge comprese all’interno della AMP Penisola del Sinis Isola di Mal di Ventre “Is Arutas, Maimoni e Mari Ermi”. Lo studio è articolato in una campagna di acquisizione topografica delle morfologie e dei profili di spiaggia, attraverso un sistema DGPS (GPS Differenziale), una campagna di campionamento dei sedimenti con successiva analisi granulometrica in laboratorio, ed un’ultima fase di interpretazione ed elaborazione dei dati. La realizzazione del progetto consentirà di individuare la tendenza evolutiva della posizione della linea di riva (accrezione/erosione) sia su scala temporale ventennale che su scala temporale annuale. I risultati del progetto risulteranno di estrema utilità alle autorità che si occupano di gestione del territorio che, sulla base delle conoscenze acquisite, potranno attivare delle azioni al fine di una corretta gestione degli spazi costieri ed in particolare delle spiagge.

Appuntamenti

Lo scorso 27 novembre 2010 si è svolto a Calasetta il seminario sull’Ambiente e Sviluppo Sostenibile “La tutela dei litorali” con il contributo scientifico del Dott. Simone Simeone, ricercatore della Fondazione IMC Onlus, su “Sistemi di spiaggia, sedimentologia, interazioni fra prateria di Posidonia e sistemi litorali” . Nell’ambito del progetto MedPAN South, coordinato da WWF Mediterranean, si è tenuto a Seget, presso Spalato (Croazia), dal 17 al 19 gennaio 2011, il workshop  internazionale “Monitoring and Evaluation Programme ” finalizzato allo sviluppo dei piani di gestione e di monitoraggio delle cinque Aree Marine Protette della Croazia. I lavori hanno coinvolto circa 30 partecipanti tra gestori delle aree protette coinvolte nel progetto, rappresentanti di altre istituzioni croate (Ministero della Cultura, State Institute for Nature Protection , Associazione Sunce) ed esperti internazionali (WWF Mediterranean, Università di Perpignan). Hanno partecipato all’evento anche il Direttore dell’Area Marina Protetta Tavolara – Punta Coda Cavallo, Augusto Navone, che ha presentato il caso di studio Tavolara, e Ivan Guala, ricercatore della Fondazione IMC Onlus, invitato come esperto per il monitoraggio delle praterie di Posidonia oceanica .

Conservazione, motore dello sviluppo economico

Schermata 2015-09-22 alle 17.00.26Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia invita tutti i responsabili degli Enti Gestori, ad una riflessione approfondita sul sistema delle Aree Marine Protette (AMP) italiane: la nostra storia, le finalità istitutive e le prospettive future. Possiamo descrivere il sistema delle Aree Marine italiane quale sintesi istituzionale ideale per raccontare e ricordare l’Unità d’Italia? Il variegato patrimonio naturalistico, i paesaggi e la biodiversità del nostro paese ci offrono interessanti chiavi di lettura sulle peculiarità dell’ essere italiani. Le diversità culturali sono alla base della nostra identità, della nostra storia nazionale. Le 25 AMP istituite nella penisola, attraverso la ricerca scientifica, la salvaguardia dei valori naturalistici e l’educazione ambientale, proteggono e valorizzano il territorio sul quale insistono. Allo stesso tempo si rivolgono e comunicano con un sistema nazionale aperto alle reciproche contaminazioni, fondato sullo scambio di conoscenze ed esperienze, di successi e problematiche gestionali. Il nostro lavoro fondato su questa rete di comunicazioni e mutua cooperazione, arricchisce quotidianamente lo straordinario patrimonio naturalistico nazionale, crea legami, contribuisce alla costruzione di un progetto ambientale, culturale ed economico di ampio respiro e lungimirante. Proprio gli aspetti economici sono stati particolarmente valorizzati nella nostra esperienza. Abbiamo voluto dimostrare come la conservazione abbia delle importanti ricadute economiche sul sistema economico territoriale. Il caso della cernia bruna nell’AMP di Tavolara ha dimostrato che la conservazione può rappresentare la principale spinta per la tutela della biodiversità, ma anche un grande aiuto per l’economia del territorio. Per effetto della protezione e della mancanza di prelievo, a partire dal 1997 anno d’istituzione della AMP, la fauna ittica è fortemente aumentata per qualità e quantità. Questo fenomeno ha interessato principalmente la popolazione di cernia bruna, che è tornata con tanti esemplari nelle secche e nei fondali della AMP. Questo bellissimo pesce è un fattore di grande attrazione per il turismo subacqueo che, per effetto del suo moltiplicarsi, è aumentato tantissimo in questi anni. Nel 1997 si effettuavano 4.000 immersioni all’anno, nel 2009 circa 15.000. Lo studio realizzato ha cercato, con successo, di determinare, attraverso l’utilizzo di un metodo usualmente utilizzato dagli economisti americani, il Travel Cost Method, il valore economico del comparto. Sono state realizzate 500 interviste a subacquei di ritorno dall’immersione a Tavolara e nel questionario somministrato, sono state raccolte informazioni riguardo i tempi di permanenza in loco, le strutture ricettive e i servizi collaterali alle immersioni utilizzati. Queste informazioni, rapportate al numero di subacquei che si sono immersi a Tavolara nel 2008, hanno determinato che il settore ha rappresentato per il territorio un incremento di economia pari a 13.500.000 €. Come dire: cernia morta 15 € al chilo, cernia viva 13.500.000 €.

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